New York in bici

1911

Non ero mai stato a New York perché non avevo ancora trovato la giusta occasione e motivazione per farlo: non mi piacciono i viaggi organizzati e non mi piace fare il turista “giapponese” che visita solo i monumenti/musei famosi. Cercavo invece una modalità inconsueta, che mi permettesse di scoprire in autonomia gli angoli nascosti e unici della città.
L’anno scorso una mia amica mi ha regalato la mappa delle piste ciclabili di New York. L’ho aperta, guardata dieci minuti e poi ho deciso: questo è quello che cercavo. Ho proposto la cosa ad un amico, e siamo partiti. Ci siamo fermati per 10 giorni pieni, alloggiando in un appartamentino a Manhattan nel Lower East Side.

Le piste ciclabili

La municipalità di New York ha circa 1200 km di piste ciclabili, suddivise in quattro diverse tipologie: piste protette, piste dedicate ma non protette, piste condivise con le auto e piste solo segnalate. Le piste protette sono separate dalla sede stradale per mezzo di un cordolo, ed hanno molte volte anche i semaforini dedicati con il simbolo della bici. Le piste dedicate sono segnalate tramite righe bianche, e le auto non possono invaderle. Le piste condivise sono segnalate tramite righe bianche, ma le auto possono percorrerle. Le piste solo segnalate non le ho quasi mai viste, e sinceramente non capisco la differenza con le piste condivise. Le piste ciclabili consentono di andare praticamente dappertutto, ed è molto facile orientarsi in quanto la stragrande maggioranza di Manhattan, ed anche di Brooklyn, ha una struttura stradale a reticolo. Prendendo l’esempio di Manhattan, questa ha 11 Avenues che vanno da nord a sud, e circa 260 Streets, numerate progressivamente, che vanno da est a ovest intersecando le Avenues. Ci sono anche alcune vie con dei nomi “normali” (p.es. Wall St, Bowery, Delancey, Mulberry, ecc.), ma sono soprattutto nella parte sud di Manhattan (Chinatown, Distretto FInanziario e Little Italy) e sono la minoranza. Tutte le vie sono a senso unico, alternandosi: se la Seconda strada va da Est a Ovest, la Terza va da Ovest a Est, e così via. Per il ciclista questo senso unico è molto agevole perché agli incroci deve guardare da una parte sola. Le piste ciclabili consentono di andare in luoghi irraggiungibili dai taxi o dalla metropolitana, e che si potrebbero visitare teoricamente camminando: la città però è talmente grande che neanche un maratoneta potrebbe percorrerla tutta. La sola Broadway è lunga 24 km, e sfido chiunque a farsela tutta a piedi (e dopo di questa ce ne sono altre 10 da vedere, limitandoci alle sole Avenues). C’è inoltre una bella pista ciclabile, protetta, che fa tutto il periplo di Manhattan, correndo sulla riva dei fiumi che la circondano, e che è molto comoda perché permette di muoversi velocemente senza doversi fermare ad ogni incrocio. Infatti una delle grandi scocciature di New York, e della sua struttura stradale a reticolo, è che ad ogni incrocio c’è un semaforo! (A spanne, 10 avenues x 200 streets = 2000 incroci = 2000 semafori) I semafori sono sincronizzati sulla velocità delle auto, per cui il ciclista che parte con un verde si becca quasi sicuramente il rosso al prossimo semaforo. Gli incroci sono ad ogni 200 metri circa, per cui per fare un solo chilometro in centro ti devi fermare a 3-4 semafori. Queste soste d’altra parte ti consentono di guardarti intorno e fare il turista. Però se vuoi spostarti velocemente, per esempio da Sud a Nord, conviene usare la pista ciclabile esterna, senza semafori, fino all’altezza della strada (Street) dove vuoi andare, e poi tagliare all’interno verso Est o Ovest. La pavimentazione delle piste è nel complesso buona; le uniche che lasciano un po’ a desiderare sono le piste condivise con le auto.

Il traffico

Il traffico a New York è naturalmente sostenuto, soprattutto nelle ore di punta, ed è composto in stragrande maggioranza da taxi e veicoli commerciali. Gli automobilisti sono molto pazienti con i ciclisti, e molte volte ci hanno lasciato passare senza imprecazioni anche se il nostro semaforino per le bici era rosso e loro avevano il verde. Ci sono molti ciclisti, perché è un modo molto comodo di muoversi anche per i residenti, e quindi le auto sono abbastanza abituate a convivere con le due ruote. La circolazione a senso unico facilita la sicurezza, in quanto si deve guardare sempre in una sola direzione. Nelle Avenues, molto larghe, la velocità delle auto è sostenuta, mentre nelle Streets, più strette, si va molto più piano e non abbiamo mai avvertito pericolo, neanche col buio.

La bicicletta

Abbiamo noleggiato la bici in loco, in uno dei tanti Bike Shop della città, in quanto per me è inutilmente complicato imballare e spedire la propria bici in aereo. Non serve una bici speciale, in quanto si va praticamente sempre in pianura e ci sono rarissime salite: una buona city bike con un cambio decente va più che bene. Quello che serve è un portapacchi con una borsa, che deve contenere la cosa più importante in assoluto a New York in fatto di bici: la catena (o meglio le catene) antifurto. Il problema del furto delle bici, o anche di pezzi di bici, è una vera calamità per New York. La città è normalmente ordinata e pulita, ma c’è un’unica cosa che disturba la vista: centinaia, migliaia di pezzi di biciclette, ruggini e saccheggiate, incatenate ad ogni palo delle strade. Sono da evitare le ruote a sgancio rapido, perché le rubano e ti lasciano solo il telaio. La sella delle nostre bici era legata al telaio con una catena, altrimenti la tolgono e la rubano. Le bici vanno sempre legate ad una struttura fissa (impalcatura, palo di ferro, cancellata), meglio se anche tra di loro. Durante il giorno, quando lasciavamo le bici per visitare qualcosa, ci volevano dieci minuti per legarle: una catena tra le due ruote davanti (che erano a sgancio rapido, quindi facilmente asportabili), un’altra tra i telai e la struttura fissa e possibilmente una terza tra le due ruote posteriori. Alla notte lasciavamo le bici in strada, legate ad un’impalcatura, e portavamo in camera le due ruote anteriori: avrebbero potuto fregarci le ruote posteriori, ma è andata bene. C’erano comunque due catene, e molto robuste. Abbiamo visto moltissimi cadaveri di bici senza manubrio, senza sella, senza ruote, cambio, campanello: tutto quello che era asportabile non c’era più. Molte volte c’era il solo telaio, ancora legato al palo con la robusta catena dello sfortunato padrone. La più grande attenzione per la bici è quindi la protezione verso il furto. Portare la bici in camera di notte è disagevole perché gli appartamenti a Manhattan sono mediamente piccolissimi (a meno di non spendere cifre esorbitanti per un loft nella Fifth Avenue), sono come minimo al secondo piano ed hanno scale ripide e strette. Portare su e giù la bici mattina e sera può essere un vero tormento. Noi le abbiamo legate in strada ad una robusta impalcatura, con delle altrettanto robuste catene ed abbiamo portato in camera solo le ruote anteriori (la sella era già legata al telaio con una catena). Potevano fregarci manubrio e ruote posteriori, ma è andata bene, anche perché la nostra strada era di grande passaggio.Ci sono anche delle City Bike comunali a noleggio “a tempo”, che non sono molto costose ed hanno una diffusione capillare. Non hanno però nessuna protezione contro il furto, forse perché sono facilmente riconoscibili e nessuno le potrebbe rivendere (sono un modello unico, molto speciale e particolare). Si prelevano e si pagano semplicemente con la carta di credito, senza nessun’altra tessera, ma io non sarei troppo tranquillo a lasciarle abbandonate in strada, specialmente di notte. In caso di furto, ti addebitano sulla carta 1200 dollari! Se invece la si vuole usare in giornata, può essere una valida
soluzione. Le bici si possono portare tranquillamente in metropolitana, magari con l’avvertenza di evitare le ore di punta perché proprio non si riuscirebbe a salire o a scendere. Quindi, se ci si spinge troppo lontano da casa e poi non si ha la forza di ritornare pedalando, basta prendere la metro (senza supplemento per la bici …….) ed avvicinarsi a casa.

La gente

I newyorkesi sono generalmente molto, molto gentili con i turisti. Appena ti vedono con una mappa in mano si avvicinano per chiederti se hai bisogno di aiuto, e magari si offrono di accompagnarti per un pezzo nella direzione giusta. Ma New York, e soprattutto Brooklyn, ha delle comunità cinesi, ebree, centro e sudamericane molto numerose, e quindi se sei a Chinatown con una mappa in mano nessuno ti chiederà se hai bisogno di aiuto, ma magari ti chiede se vuoi comprare qualcosa …. A parte gli scherzi, è difficile generalizzare sulla gente di una città straordinariamente multietnica come New York. Ci siamo però sempre trovati bene, a nostro agio, mai in pericolo, neanche nella famigerata Harlem (non siamo stati nel Bronx)

Cosa puoi vedere

Penso che nessuno, senza la bici, possa vedere in 10 giorni quello che noi abbiamo visto pedalando. Abbiamo visitato, e non alla “giapponese”, la quasi totalità di Manhattan, dal Financial District fino su ad Harlem. Siamo stati più volte a Chinatown, a Little Italy, al Central Park, al Village. Siamo stati a Coney Island, la spiaggia di New York, ed a Rockaway, quella lunga lingua di spiaggia che si vede arrivando in aereo al JFK. Sfido qualsiasi turista “normale” ad andare a fare il bagno a Coney Island in metropolitana o col taxi ….Abbiamo girato tutta Governor’s Island, ammirando il Financial District dal mare. Abbiamo visto buona parte di Brooklyn, ed in particolare il suo interessante quartiere Williamsburg, pieno di murales di grandi artisti. Brooklyn, per chi non lo sapesse, conta più di due milioni e mezzo di abitanti, ed è abbastanza più grande di Manhattan. Brooklyn è interessante perché ci vive moltissima gente che lavora a New York, e quindi si può vedere come le persone vivono la vita di tutti i giorni. Ci sono inoltre delle numerosissime comunità cinesi, ebree, centro e sudamericane, per cui nel giro di pochissimi chilometri passi con la bici dalla Cina a Portorico ed a Israele. Williamsburg è un quartiere emergente, a ridosso di Manhattan, con una forte valenza artistica. In particolare Bushwick, la sua zona industriale abbandonata da anni, ha una collezione di bellissimi murales, sui muri di cinta delle ex-fabbriche, che pochissima gente conosce, pur essendo opera di artisti molto quotati. Siamo stati a Red Hook a vedere la Statua della Libertà da una prospettiva inconsueta. Non siamo stati nel Bronx e nel Queens per mancanza di tempo, in quanto erano dalla parte opposta della città ed avevamo posti più interessanti da vedere.

I ponti

Dedico un capitolo a parte ai ponti. A New York ci sono più di 200 ponti (non Venezia, New York), ma i più famosi e celebrati sono giustamente i tre, i BMW, come li chiamano i locali: Brooklyn, Manhattan e Williamsburg. Tutti i ponti hanno una pista ciclabile e pedonale protetta perfettamente, normalmente sul livello superiore del ponte: sotto di solito passano le auto e la metropolitana. I ponti sono lunghi da due a tre chilometri, e sono alti circa 60-70 metri rispetto al livello del fiume. Gli unici che possono ammirare il panorama di New York da 70 metri di altezza sono i pedoni ed i ciclisti, in quanto auto e treni non possono logicamente fermarsi in mezzo al ponte. Vi assicuro che il panorama di New York da sopra il ponte è molto, molto bello, ed è unico. Anche qui viene il bello della bici: per vedere la città da sopra tutti e tre i ponti bisogna farsi a piedi una decina di chilometri (andata e ritorno fino a metà di tutti e tre i ponti, come minimo), mentre con la bici è un vero piacere. Abbiamo visto New York da sopra tutti e tre i ponti sia durante il giorno che alla sera, da diverse angolature. Sfido qualsiasi turista non ciclista a dirmi che è stato a New York e che ha fatto la stessa cosa. Un’altra meraviglia dei BMW è il passarci sotto, sempre sulla pista ciclabile in riva al fiume (e sfido taxi e metro a farlo …). Sono imponenti, maestosi: i sostegni che sono sulla terraferma sono delle fortezze di mattoni, alte come palazzo di dieci piani. Lungo tutto il fiume, e quindi anche sotto i ponti, hanno realizzato piste ciclabili, giardinetti, moli solo pedonabili, giostrine, panchine, bar, che puoi raggiungere solo a piedi o in bici.

Abbigliamento

A New York l’abbigliamento è l’ultimo dei problemi. Puoi andare dovunque vestito da ciclista, ad esclusione dei ristoranti da 300 dollari (solo perché ti manca la cravatta ….). Nessuno si formalizza, ti guarda, e quindi la tua tenuta “tecnica” non ti impedirà mai di entrare in un museo, in un negozio o in un ristorante. Dato che dovrete camminare un po’ evitate solo le scarpe con gli attacchi, anche perché le bici noleggiate hanno pedali normali da turismo.

Andateci.
In bici, naturalmente.

Massimo